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ONE FOR THE ROAD – soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi

Un romanzo che è, al contempo, un contenitore multimediale in cui sono confluite le suggestioni di pittori, scultori, musicisti e attori.

One for the road, uno per la strada, è un brindisi ampiamente diffuso in tutto il mondo anglosassone. L’origine di questa espressione, dai più dimenticata, è legata alla tradizione londinese di offrire l’ultimo bicchiere ai condannati a morte durante il tragitto di circa 3 miglia che li separava dalla forca di Tyburn Tree. All’epoca le esecuzioni erano occasioni di festa: si stima che tra il 1196 e il 1783 siano state eseguite dalle 40.000 alle 60.000 sentenze.

One for the road diventa qui l’occasione per ricostruire la storia in 19 giri e, appunto, un brindisi, di un personaggio senza nome e della sua lunga ultima notte, trascorsa al bancone di un bar immaginario a raccontare di sé e di un perduto amore a un interlocutore senza volto – il lettore. Figure liberamente ispirate al Lone Ranger dei fumetti e al suo fedele cavallo Silver, insieme si lanceranno in una lunga galoppata attraverso la terra di nessuno che separa i sogni dalla realtà.

ITA

  • Edizione Kobo – ePub
    ISBN: 1230001458237
    Anno: 2016
    kobo.com
  • Edizione Kindle – Mobi
    ASIN: B01NAGJEND
    Anno: 2016
    amazon.it
  • Edizione tradizionale
    ISBN: 978-88-488-0703-6
    Anno: 2008
    ibs.it

ENG

  • Kobo – ePub Edition
    ISBN: 1230001468977
    Anno: 2016
    kobo.com
  • Kindle – Mobi Edition
    ASIN: B01MU07JML
    Anno: 2016
    amazon.it
Il volume è arricchito da una prefazione del poeta americano Jack Hirschman, dalle serigrafie di Enzo Santambrogio e da un intervento grafico dello Studio di Architettura Fabio Spinelli.

La copertina è affidata al pittore Enrico Cazzaniga: “Togliere a One for the road II”, opera realizzata con candeggina, smalto stradale e pastello su fustagno nero (dimensioni originali Cm 18 x 25).

Nell’edizione cartacea l’artwork è di Paola Lipari, l’impaginazione di Daniela Mena.

One for the road di Massimo Baraldi - Prefazione Jack Hirschman - Copertina Enrico Cazzaniga

One for the Road: l’edizione italiana (eBook)

One for the Road di Massimo Baraldi - copertina Enrico Cazzaniga

One for the Road: l’edizione italiana (libro)

One for the road by Massimo Baraldi - Preface Jack Hirschman - Cover Enrico Cazzaniga

One for the Road: la traduzione inglese (eBook)

Una verità costruita, una verità d’artificio – una falsa verità – può essere più vera della vera: semplicemente perché dice di più.
One for the road è esattamente questo: una verità costruita, una poesia in prosa. Poesia in prosa perché vi è un pathos che si esprime, sì, in modo esatto e preciso, ma non si esaurisce nel significare, come nella grande Poesia; proprio per questo, proprio perché affronta la tragica comicità della vita, non sclerotizzando, fossilizzando il linguaggio, ma riuscendo a mantenerlo aperto, fino a destinarlo quasi al silenzio.
Baraldi è riuscito dove, oggi, pochi pseudo-scrittori riescono, è riuscito ad addentrarsi in territori della mente, ormai poco esplorati, ha esperito “l’altrove”.
D’altronde un libro non è solo una questione di frasi, una foresta di frasi. La forma è tutto, hanno sempre sostenuto tutti quelli che pensavano su ciò che andavano scrivendo, da Robert Musil a Eugenio Montale. Conta solo “come” scrivi, il resto è fumo. Il che, in letteratura, coincide sempre splendidamente con il “cosa” scrivi.
Oggi è esattamente il contrario: la forma è nulla e il marketing è tutto.
La letteratura (come ogni forma d’arte), è divenuta autoreferenziale. I libri scritti da giornalisti, vengono letti e recensiti da giornalisti per giornalisti.
Di fatto la recensione come la si fa oggi, fa ridere. Allora è meglio il riassunto del libro di turno.
Oppure inventi un “caso”, crei un “evento”che non ha nulla a che vedere con l’opera, ma che la infiocchetta, per l’editore sarà sicuramente un successo. La gente accorre, compera quello che c’è da comprare: compera quel libro perché fa moda averlo, mica perché si fa un’esperienza reale dentro lo scrittore, insomma, un modo come un altro per restare beoti come prima.
Uno scrittore come Baraldi, solitario e stilita, occupato a scrivere il “capolavoro”, è davvero destinato a rimanere lì come un bravo studentello, senza che a nessuno interessi sapere come stia?
Oggi tutto va messo in “saldo” per raggiungere la massa, finanche le parole dell’anima.
Lo scopo della scrittura è quello di farci scandagliare il dolore, deve sperimentare lo star fuori dal mondo e dall’uomo; se non riesce in ciò, non ha alcun senso. La scrittura deve “salvare” anche la sofferenza, poiché la sofferenza, alla fine è proprio ciò che non possiamo de-finire, non possiamo univocamente significare. La sofferenza deve restare ferita aperta.
La vera letteratura è di per sé poco “consumabile”, propone un linguaggio che non può essere letto e consumato velocemente, come fosse un piatto di spaghetti; richiede sforzo – minimo o gigantesco -, fatica, abbandono.
É proprio dello scrivere lacerare il tempo; passare da una parola all’altra è un po’ come valicare un abisso.
Il linguaggio ha potenza propria; noi non usiamo il linguaggio come nostro possesso, noi siamo nel linguaggio, noi siamo parlanti perché siamo nel linguaggio.
E così, “percorrendo” One for the road, al 14esimo giro sono “diventata” Silver: avevo “….il naso più bello del mondo, esprime un sacco di cose, ma nessuna è brutta, sul serio. Se c’è una cosa che mi piace proprio tanto della mia amica è il suo naso. è che un naso così ti diventa simpatico appena lo vedi.”; ero quel linguaggio.
Kafka scriveva a Milena che scrivere lettere è “un contratto con i fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio che si sviluppa tra le mani”.
Leggere un libro è solo un passaggio obbligato nel cammino verso sé stessi, la meta coincide, miracolosamente, con il suo punto di partenza: il desiderio di poter vedere, finalmente, il nostro autoritratto.
Questo se sai scegliere il libro,- One for the road -, ti concede questo privilegio.

Roberta Filippigiornalista

Si pensa ad alta voce.
Si parla a sé stessi.
Ci si incammina in racconti di vita.
Spesso occorre un disperato bisogno di comunicare.
One for the road è un libro composito, organizzato e strutturato come un viaggio al centro del cuore di un uomo; Verne indagò sulla materia geologica, Baraldi apre una finestra all’interno del cuore di un individuo.
One for the road è, in parte, un soliloquio che cede il passo ad eventi in successione: si allacciano e si modificano intorno ad un personaggio, non è chiaro se reale o sognato, comunque desiderato, che si presta da filo conduttore per tutto il romanzo.
La sua esistenza è preminente sulla vita del personaggio e la forza narrativa che ne fa derivare diviene il contesto in cui si svolge tutto l’iter narrativo.
La struttura del romanzo viene perfettamente integrata nella similitudine proposta dal titolo; 19 giri o solchi, come quelli dei dischi in vinile,  ed un brindisi, l’ultimo, d’un condannato a vivere o forse a morire per aver vissuto troppo, per aver pulsato di vita per un’altra vita.
L’autore, Massimo Baraldi, lentamente accompagna il lettore in una vicenda complessa, facendogli assumere ruoli e scelte inconsapevoli e segnando, sempre, il passaggio del protagonista da individuale ad emozionale.
Un uomo per strada è spesso indifeso: la strada ospita proprio tutti e in questa molteplicità l’uomo, ogni uomo, quest’uomo è condotto o si fa condurre, comunque è in cammino.
Proteso verso qualsiasi incontro, il personaggio del soliloquio trova sul suo cammino l’avventura, la paura, l’inganno e l’amore; una gamma completa di sentimenti con picchi alterni d’un genere ad un altro.
La struttura modulare del romanzo ed il cambio frequente di registri narrativi non distolgono il lettore dalla valutazione che, tutti i sentimenti espressi dal protagonista, fanno capo all’esclusivo desiderio d’amare, probabilmente in modo mentale, chi non gli è accanto e di sublimare le forze che derivano da questo sentimento, in un ideale quasi epico: far assurgere la sua donna a donna-angelo in una visione quasi trecentesca, poi superata e resa fruibile nella “femminilità” di Montale e poi nell’eterno femminile ricercato anche da Pushkin.
One For the road è monologo che diventa, in realtà, un dialogo: il lettore, in qualsiasi modo si possa porgere, ne resta stregato, coinvolto, mai immune e si indirizza verso un universo lontano e astratto che lo costringe a prendere delle posizioni.
La conflittualità del protagonista pone il racconto in continua rielaborazione, talvolta profonda, e la poesia che ne scaturisce è un suono lontano, non udibile nel quotidiano: è una voce interiore che non mente né a sé stessa e né si assolve dalle scelte elaborate nel proprio percorso.
Massimo Baraldi, riesce con grande abilità a spostare il baricentro di questa vicenda non lasciando nessun lettore in attesa; si prende carico delle due parti, il protagonista e il lettore, e li accompagna in una altalena d’emozioni che provano, spingono, consolano l’uomo del racconto  e lo stesso lettore per non poter far altro che assistere inerme al volo e alla deriva di questa vicenda.
Hirschman, firma la prefazione di questo lavoro; un poeta che ne certifica un altro, un linguaggio per immagini che ferma e fotografa un passaggio d’immagini: una scatola dei ricordi in cui è contenuta quella della sorpresa e della meraviglia; all’interno si trovano i fili che tessono la trama particolare e sottile della vita d’un uomo al suo contesto.
Poesia e narrativa in un unico testo e tanta voglia di testimoniare la possibilità d’averlo letto: è un’occasione per conoscere e conoscervi… pronti per la full immersion: Buona lettura.

Grazia Maria Scardaciblogger

É questo il primo romanzo scritto da Baraldi. One for the road: uno per la strada. Un brindisi tradizionale anglosassone che dedica alla strada l’ultimo bicchiere della serata.La prima parola che mi sovviene pensando a questo romanzo è: insolito. Assolutamente fuori dalla norma e dalle benché minime regole grammaticali e di scrittura. E, forse proprio per questo, accattivante. C’è un lui, e di questo lui senza nome, né volto, né età, si comprende solo che è di sesso maschile. Seduto a un ipotetico bancone di un bar, a parlare a raffica della sua vita. Dapprima fantasiosa, anche troppo, poi, a mano a mano che si espone, lo si scopre uomo fragile, come ogni essere umano che si è costruito sulla menzogna.

Narra di un posto sito chissà dove, una palude con degli indigeni che parlano modenese; protagonista di avventure che, una volta narrate, fanno intuire i suoi limiti di uomo fallace.

Baraldi usa un linguaggio rapido, ricchissimo di termini inseriti in un puzzle che pare senza senso, eppure studiato ad hoc. Buttando nel libro molti modi figurati dello scrivere: dalla ipallage, all’apostrofe, all’interrogazione retorica e via di questo passo. Alternando momenti divertenti, ad altri di pensiero; con uno slang da film western o ritmico come un blues.

Personalmente ne ho maggiormente apprezzato la seconda parte, dove le menzogne cedono il posto alle mezze verità; fino alla conclusione che si avvera in un istante. Dove il protagonista comincia a cedere e a mostrare il suo vero io: “ …dì, lo sai cosa vorrei essere? Vorrei essere uno spasmo nel vento che impetuoso violenta la placida notte vorticosa e correre nelle rudi strade polverose ed insinuarmi in ogni dove e ghermire le fronde e cadenzar la danza del policromo fogliame e carezzare le seriche morbide cosce di tutte le bimbe che mai mi sarà dato baciar e per gioco lasciare che la luce risplenda su ciò che vesti severe precludono alla sguardo. questo vorrei essere. e nulla più”.

Il libro non è suddiviso in capitoli, bensì in giri, quali le bevute; ma anche come metafora dei giri vissuti.All’interno del libro, disegnato dalla mano di Enzo Santambrogio, artista comasco, troviamo raffigurato il nostro omino senza volto e senza nome; anche nel ritratto anonimo. Eppure, srotolata per tutto il romanzo, dimostra una prorompente personalità.La prefazione è stata scritta da Jack Hirschman.

Miriam Balleriniautrice e giornalista

L’ho acquistato sabato, ieri sera l’ho letto. One for the road, di Massimo Baraldi. Mi sono messa sul divano, comoda, ho acceso la luce, la mia lampada preferita. E’ di vetro spesso bianco e trasparente nella parte inferiore, pare una scultura. Ho letto con lentezza, fermandomi ad ogni frase, quasi ad ogni parola. Mi capita quando un libro mi piace tanto ed anche quando l’autore stesso nella sua testimonianza, da conservare, t’invita a farlo. Quando la sequenza di parole induce emozioni. Infatti la scrittura di Massimo Baraldi non è solo prosa ma musica, poesia in forma di soliloquio attento, ironico, denso di significato. Scelgo a caso un frammento di un giro (di vino, di birra), ogni capitolo un giro – li ha definiti così Massimo Baraldi.
“… è in queste notti che il passato si confonde con il presente e col futuro, e l’intero concetto di tempo perde di significato. la brezza è dolce e la luna è alta. e il mio amore lontano. la mia vita scorre fredda e piacevole. la mia vita senza di lei. senza le sue mani. senza le sue labbra. l’immagine di lei mi brucia nel ricordo, devasta i delicati equilibri della mente, irrompe nei suoi angusti corridoi, spazza via quanto vi è di stabile e lascia solchi profondi, come quelli di una lama affilata sul palmo della mano e ne sono annientato”…
C’è il tempo. Un tempo quotidiano misurato dagli orologi e dai calendari, e un tempo sacro, originario che rimanda al mito, ad un’antica concezione del tempo, legata alla natura, al rito, alla sacralità della persona. Allora la misura astratta di tempo fornita dall’orologio appare una forma di alienazione rispetto al nostro reale. Solitamente non ce ne accorgiamo. Nell’amore e nella sofferenza per la perdita dell’amore si palesa. La temporalità del quotidiano si ferma nel primo caso per prolungare la tenerezza, i gesti d’amore, la fusione dei corpi; nel secondo si dilata nella ripetizione di un desiderio di ritorno impossibile, una mancanza che riempie tutto il tempo del pensiero.
Questo avrei detto a Massimo Baraldi, ieri sera, in un’ipotetica conversazione accomodati sul divano, e avrei aggiunto: “tutte le tue parole mi hanno tenuto compagnia, una bella compagnia come solo la grande poesia può fare”. Molto bello!

Giulia (alias Pitagox2)blogger

Concordia chiama America. Sembra questo il messaggio celato in «One for the road – soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi» primo romanzo di Massimo Baraldi.
Classe 1966, nato a Mirandola, ma di radici concordiesi, imperiese per caso e ormai residente a Como da diversi anni, Massimo Baraldi è riuscito a scrivere e comporre un’opera davvero originale, ispirata ai fumetti americani che tanto hanno segnato la sua adolescenza e che gli hanno permesso di dare il “la” per la sua prima opera. Protagonista della storia raccontata in «One for the road» è un personaggio senza volto, a caccia di qualcosa che non resta immersa nell’ignoto, fa il suo soliloquio al bancone di un bar senza nome.
Un vero e proprio sogno di carta, dove il lettore può perdersi. Originale anche lo stile, che non rispetta le regole correnti della punteggiatura, mentre l’ironia diventa il punto forte del linguaggio, informale e quando serve, tagliente.
Giunto alla sua seconda edizione per Larcher Editore, One for the road ha una particolarità: è stato stampato su carta riciclata.
Massimo infatti, partecipa alla campagna “scrittori per le foreste”, lanciata da Greenpeace e che ha già coinvolto centinaia di narratori ma anche personaggi e volti noti del mondo dello spettacolo.
Non solo. Oltre ad avere all’attivo collaborazioni con scultori, fotografi e musicisti, lo scrittore concordiese ha scritto diversi racconti e ha curato la traduzione dal russo dell’opera Per la voce di Vladimir Majakovskij.

Roberta De Tomigiornalista e autrice

Un libro scritto senza maiuscole, per non dare importanza a niente e a nessuno, tutto è uguale, anche se diversi, in un unico contenitore si è per forza uguali. Alla stessa maniera.
Un protagonista senza identità continua a muoversi in ambienti anonimi, opachi, vuoti di vita e di relazioni. Uno per la strada che potrebbe essere chiunque – di noi – in una città qualsiasi. L’anonimato che si dà un nome e prende forma.
Un grande sottile laccio emostatico sul braccio che stringe anima e respiro. Da non perdere quest’opera di Massimo Baraldi, dalla stesura originale. Tra le altre cose è anche un libro ecologico, partecipando alla campagna “Scrittori per le foreste” lanciata da Greenpeace.

Giuliano Sommagiornalista

Il romanzo si fa apprezzare per la ricerca semantica di Baraldi, che fa trasparire da ogni singola parola la sua multimedialità artistica: la plasticità della scultura, l’estetica della fotografia e l’eleganza ritmica della musica. Una musica che danza, a tratti, al ritmo di espressioni dialettali della bassa modenese, che aiutano il lettore ad entrare nel movimento emotivo del protagonista, in un percorso di bicchiere in bicchiere che appare, contemporaneamente, costruttivo e distruttivo.

Ernesto Valeriogiornalista e scrittore

“One for the Road” racconta la storia di una folle notte, notte che almeno una volta nella vita è capitata a ognuno di noi, con un finale che non poteva essere che quello, tutto da leggere. Anzi no, da bere. E magari, tutto d’un fiato.

Enzo Santambrogio
Enzo Santambrogioscultore, fotografo e viaggiatore

L’arsenale di Baraldi contiene le armi per almeno alcune risposte ai problemi che l’alienazione umana ci impone. Egli è brillante nell’utilizzo della tecnica della narrazione auto-cosciente.

Jack Hirschman
Jack Hirschmanpoeta
La prefazione di Jack Hirschman > Leggi

Nel closet drama (dramma da salotto) gli attori recitano le proprie battute come se sul palco non ci fosse nessun altro. Recitano, cioè, per l’amore del linguaggio in sé e solo incidentalmente perché qualcosa accada.
Tutte le ‘relazioni’ nel dramma sono determinate nell’isolamento della drammaticità — auspicabilmente poetica — all’interno delle espressioni di ciascuno degli attori perché, piuttosto di rivolgersi l’un l’altro parole al fine di proseguire un’azione, gli attori richiedono un ‘salto’ da parte del pubblico, il quale deve effettivamente inventarsi le azioni che le parole sottendono soltanto. Ci si rende subito conto di trovarsi di fronte ad un’opera modellata in forma di monologo, dove l’intenzionale isolamento dei personaggi è parte dell’intrinseco messaggio di alienazione.

One for the road di Massimo Baraldi è un monologo in 19 ‘Giri’ o ‘Svolte’. Preferisco la prima definizione perché un ‘Giro’ in Americano è sia un riferimento alla canzone Inglese cantata da una quantità di voci, che ai bicchieri che uno può offrire a persone ad un tavolo o al bancone del Bar, cioè (al Barista): «Facciamo un giro di birra (o vino)». Ovviamente il titolo del lavoro di Baraldi intende evocare un’ultima bevuta prima dell’abbandono di una scena, ma con questo scrittore — che nel presente lavoro utilizza un’ampia gamma di strategie tragicomiche — c’è un’ironia fin dalla partenza. ‘One for the road’ è un’espressione popolare per un’ultima bevuta. Ma One inteso come una persona for the road è anche metafora del reale svolgimento di questo ampio esperimento in forma di monologo, che si snoda, si trasforma e galoppa attraverso un paesaggio nel quale si inventano le forme e le figure che popolano i terreni della sua sensibilità senza mai esser certo che essi o egli stesso davvero esistano.

E che terreni! Baraldi è uno di quei poeti della prosodia che sono stati sciolti dagli ormeggi della tradizionale scrittura europea per mezzo di un’appassionata e persino ossessiva consapevolezza della cultura popolare americana. La cultura dei fumetti, specialmente. Quei ‘Giri’ o ‘Svolte’ nel titolo potrebbero benissimo anche essere Inquadrature e tutte le 19 parti di questo lavoro il tratto illustrativo della penna di una gigantesca striscia a fumetti che, frutto della mente in uno stato di follia, sviluppa la problematica in merito a cosa realmente c’è o non c’è Là (esiste).

Baraldi, nel suo lavoro, dona nuova vita a nomi di personaggi dei fumetti. La ragazza dei sogni è Silver (il nome del cavallo del Cavaliere Solitario), e c’è il J. Wellington Wimpy reso celebre da Popeye, e persino un selvaggio e strambo linguaggio inventato e derivato dal dialetto di Modena, l’area in cui è cresciuto.

Tutto ciò è parte di un canovaccio all’interno del quale l’umana solitudine è concepita come un inventore sovraccarico di quelle grandi domande esistenziali, tipo: Ho viaggiato così a lungo, perché non mi sono mosso? O: Tutte le creature e cose che ho nominato esistono davvero, oppure davvero io sono una farfalla e questo il mio sogno?

Ma l’arsenale di Baraldi contiene le armi per almeno alcune risposte ai problemi che l’alienazione umana ci impone. Egli è brillante nell’utilizzo della tecnica della narrazione auto-cosciente. Questo è un effetto — che nel mondo inglese torna indietro all’era elisabettiana ed è praticato con grande eleganza da Lawrence Sterne in Tristram Shandy fino a James Joyce in Finnegans Wake — nel quale, immerso nella più profonda osservazione, un autore cambia marcia facendo riferimento al reale lavoro che sta creando e, dalla boccata di comicità risultante, crea un doppio effetto di profondità e leggerezza.

Sebbene sia uno scrittore relativamente giovane, Massimo Baraldi possiede già i mezzi necessari per affrontare le possibilità tragicomiche relative al genere conosciuto come monologo.
E in un mondo e tempo e momento come quello che noi tutti stiamo vivendo in questi giorni, cosa con cosa è ormai soggettivismo vecchio stile essendo stato atomizzato dalla Bomba, sbriciolato dall’identità con le cose che consumiamo, e ‘inquadrati’ sia in senso politico sia tecnologico, così che le nostra fondamenta sono l’infondatezza e le nostre anime un abisso, abbiamo bisogno di simili nuove voci, generazionali e generanti che possono sfidare il vuoto e in modo auspicabile mostrarci, così come Baraldi fa, il modo per cadere all’insù.

Jack Hirschman
Yorkshire, England
2005

L'edizione in tiratura limitata
Di “One for the road” esiste un’edizione speciale – la prima – realizzata in collaborazione con lo scultore Enzo Santambrogio: copertina in ferro, dorso in cuoio e rilegatura bullonata. Stampata su carta in fibra di cotone, ogni copia contiene 12 serigrafie originali colorate a mano con prodotti alcolici da bar.

Tiratura: 100 copie numerate.

One for the road edizione numerata - Enzo Santambrogio - Massimo Baraldi
One for the road edizione numerata - Enzo Santambrogio - Massimo Baraldi
One for the road edizione numerata - Enzo Santambrogio - Massimo Baraldi

Eventi

  • 2002, AMT Gallery (Como)
  • 2004, CREATIVA – 5° edizione (Rignano sull’Arno, FI)
  • 2005, Rassegna della MicroEditoria – 3° edizione (Chiari, BS): Con la partecipazione di Jack Hirschman
  • 2005, Mostra Mercato Libera Editoria – 1° edizione (Brescia)
  • 2005, Galleria AUS18 (Milano): “Caro Babbo Natale…” – mostra collettiva curata da Chiara Canali, Cecilia Antolini e Silvia Bonomini. Enrico Cazzaniga partecipa con alcuni studi legati a “Togliere a One for the road” e un numero limitato di copie del libro arricchite da una sua tavola originale in esemplare unico.
  • 2007, PAROLARIO – 7° edizione (Como)
  • 2007, Festival degli scrittori della Bassa – 2° edizione (Pegognaga, MN)
  • 2008, Rassegna della MicroEditoria – 6° edizione (Chiari, BS)

Riconoscimenti

L’opera è stata inserita nella mostra “LIBRI MAI MAI VISTI 2002” allestita a Russi -RA- dall’Associazione Culturale VACA e il Comune di Russi con la collaborazione del Museo dell’Illustrazione di Ferrara. L’evento era patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e la Provincia di Ravenna.

La riduzione teatrale

A “One for the road” sono collegati diversi progetti collaterali. Tra questi, una riduzione teatrale in 10 giri (e un brindisi). Un demo fu realizzato in occasione della presentazione dell’edizione in ferro alla AMT Gallery di Como, puoi visualizzarlo qui.

Le serigrafie
One for the road: le serigrafie Enzo Santambrogio - Massimo Baraldi
Enzo Santambrogio e One for the Road - serigrafie
One for the road: le serigrafie Enzo Santambrogio - Massimo Baraldi