É questo il primo romanzo scritto da Baraldi. One for the road: uno per la strada. Un brindisi tradizionale anglosassone che dedica alla strada l’ultimo bicchiere della serata.La prima parola che mi sovviene pensando a questo romanzo è: insolito. Assolutamente fuori dalla norma e dalle benché minime regole grammaticali e di scrittura. E, forse proprio per questo, accattivante. C’è un lui, e di questo lui senza nome, né volto, né età, si comprende solo che è di sesso maschile. Seduto a un ipotetico bancone di un bar, a parlare a raffica della sua vita. Dapprima fantasiosa, anche troppo, poi, a mano a mano che si espone, lo si scopre uomo fragile, come ogni essere umano che si è costruito sulla menzogna.

Narra di un posto sito chissà dove, una palude con degli indigeni che parlano modenese; protagonista di avventure che, una volta narrate, fanno intuire i suoi limiti di uomo fallace.

Baraldi usa un linguaggio rapido, ricchissimo di termini inseriti in un puzzle che pare senza senso, eppure studiato ad hoc. Buttando nel libro molti modi figurati dello scrivere: dalla ipallage, all’apostrofe, all’interrogazione retorica e via di questo passo. Alternando momenti divertenti, ad altri di pensiero; con uno slang da film western o ritmico come un blues.

Personalmente ne ho maggiormente apprezzato la seconda parte, dove le menzogne cedono il posto alle mezze verità; fino alla conclusione che si avvera in un istante. Dove il protagonista comincia a cedere e a mostrare il suo vero io: “ …dì, lo sai cosa vorrei essere? Vorrei essere uno spasmo nel vento che impetuoso violenta la placida notte vorticosa e correre nelle rudi strade polverose ed insinuarmi in ogni dove e ghermire le fronde e cadenzar la danza del policromo fogliame e carezzare le seriche morbide cosce di tutte le bimbe che mai mi sarà dato baciar e per gioco lasciare che la luce risplenda su ciò che vesti severe precludono alla sguardo. questo vorrei essere. e nulla più”.

Il libro non è suddiviso in capitoli, bensì in giri, quali le bevute; ma anche come metafora dei giri vissuti.All’interno del libro, disegnato dalla mano di Enzo Santambrogio, artista comasco, troviamo raffigurato il nostro omino senza volto e senza nome; anche nel ritratto anonimo. Eppure, srotolata per tutto il romanzo, dimostra una prorompente personalità.La prefazione è stata scritta da Jack Hirschman.