La vita degli altri. 41 ritratti con bonus track

Tre è il numero perfetto nella simbologia cristiana, nella teoria della ripetizione – quella usata in teatro per cui un’azione per avere effetto, prima di essere compiuta deve essere ripetuta tre volte – e probabilmente lo è anche per Massimo Baraldi, che sul numero tre imposta il suo libro Tre giorni nella vita, edito da Multimedia edizioni.
Si tratta di una ricerca nella vita degli altri, di uomini e donne, più o meno noti, che, a livelli diversi, fanno parte del mondo e dell’immaginario dell’autore. Baraldi chiede ad ognuno dei protagonisti del suo volume – sono quarantuno – di raccontare, per l’appunto, tre giorni della loro vita: il più bello, il più brutto e quello così così. Struttura le sue conversazioni come fossero dei 45 giri con un lato A, un lato B e una Bonus Track in aggiunta, una terza traccia che per questa nostra contemporaneità sembra essere essenziale. Una terza traccia che lascia spazio a un’ampia gamma di sfumature che stanno nel mezzo tra il bianco e il nero, ovvero tra il “più bello” e il “più brutto”.

C’è della filosofia, c’è dell’arte, e c’è molta acutezza in un’impostazione così anticonvenzionale. Potrebbe sembrare semplice, anche un po’ infantile, ed è proprio qui che entra in gioco la sovversiva genialità: tre punti lungo una linea del tempo che vengono scelti autonomamente da un individuo per raccontarsi. Nessuna imposizione, solo una piccola suggestione che fa da spinta per spiegare le ali in un viaggio dentro sé stessi.
Ogni protagonista – ci sono artisti, atleti, poeti, fotografi, esploratori – sceglie cosa mostrare di sé, quali sfaccettature della propria figura mettere in luce, e quali lasciare in ombra. Prendono così corpo sulla carta le più imprevedibili “biografie inconsapevoli” che ci si possa immaginare. Tratteggiate con sicurezza, cognizione di causa, ed estrema delicatezza. Il lettore viene posto davanti a ritratti spesso incongruenti con quelli che appartengono all’immaginario comune, viene portato a riflettere e messo a contatto con le affinità che legano gli esseri umani in quanto tali, senza mai definirli per il proprio “posto nel mondo”.
Tramite le confessioni dei quarantuno protagonisti, inoltre, viene abbozzato un ulteriore ritratto, quello di Massimo Baraldi che si compone come un puzzle man mano che le storie procedono e si susseguono. Un amante del pugilato, della poesia, della musica che abbia una certa autorialità, un viaggiatore ed un esploratore di vissuti nascosti.

Entrando, dunque, nel vivo della questione: quali sono i giorni belli, quali i brutti, e cosa sono i giorni così così?

Un giorno bello – Lato A

Un giorno bello è un giorno da ricordare, uno di quelli che immediatamente fornisce al tuo interlocutore un’immagine di te, di quello che sei stato, di come vuoi apparire e di come vuoi essere ricordato. Un buon padre o una buona madre, molti scelgono questo ricordo, ma non lo espongono mai in maniera canonica o retorica. Ci sono aneddoti, trame sotterranee, prese di consapevolezza, gratitudini e paure di non essere all’altezza. Il racconto della paternità di Jean Blanchaert (artista e gallerista), oltre ad essere estremamente divertente e grottesco, è una pennellata di sensazioni, emozioni e abitudini che definiscono la personalità dell’uomo che si cela dietro alle parole.
Memorabile e degno di nota è l’incontro con personalità che possono aver cambiato la carriera di artisti ancora in fase di formazione come per Edo Bertoglio (fotografo) lo è stato, nella fase newyorkese della sua vita, mostrare i propri scatti a Andy Warhol, o per Luciana Savignano (étoile) ballare al fianco di Rudolf Nureyev.
Eppure, il giorno più bello può anche essere quello che non delude mai nel suo ripetersi, quello di uno scrittore come Jack Hirschman, che vive e crea nel conforto della ripetizione rituale e propizia di una routine che lo rende felice.

Un giorno brutto – Lato B

Un giorno brutto è un giorno doloroso, difficile da raccontare perché spesso troppo intimo, legato ad un lutto mai elaborato. La perdita di un genitore, di un figlio o di un familiare mette a nudo le coscienze e le fragilità di persone che portano ancora addosso il rimpianto ed il peso di non essere stati abbastanza capaci di affrontare la situazione nel suo presente. Nino Benvenuti (pugile) ricorda la prematura morte della madre, a soli quarantasei anni, riflettendo su come avrebbe potuto “salvarla” se solo avesse avuto più soldi e la possibilità di portarla all’estero.
Non mancano le ingiustizie a cui ci si ribella, pur dovendo subire delle conseguenze che lasciano il segno. Così è stato per Paola Onofri (attrice) che parla della sua mancata conduzione del Festival di Sanremo e del suo allontanamento dalla Rai.
Ci sono anche le delusioni amorose, i tradimenti, il ritorno alla normalità dopo una vita di successi e di notorietà. Le giornate brutte possono trasformarsi anche in mesi o in lunghissimi anni, fasi buie di vite anticonvenzionali.

Un giorno così così – Bonus Track

Con i giorni così così ci si addentra nella filosofia, nella bellezza sconfinata dell’incertezza. Così così è la normalità, la quotidianità, la vita intera può esserlo se si considerano picchi le grandi conquiste e gli avvenimenti imperdibili.
Philippe Daverio (storico dell’arte) sostiene che la normalità sia la sola risposta all’ipotesi di felicità terrena e per spiegarsi fa appello al Candide e a quel giardino che ogni uomo deve sapersi coltivare per poter essere sereno.
Il poeta greco Sotirios Pastakas racconta nella sua bonus track la fase di stallo e di incertezza di un’epoca che la Grecia, nel pieno della crisi, ha vissuto e probabilmente tuttora vive, mentre Ines Figini, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, si sofferma su quella fase di totale spaesamento che è stata la liberazione del campo da parte dei russi che ha però coinciso con la spasmodica e logorante attesa di poter tornare in Italia.

Ed è così che tre giorni si trasformano in un’infinita gamma di declinazioni, vive, dinamiche e pulsanti che permettono di spaziare nella complessa e strutturata storia di uomini e donne che hanno segnato un’epoca, una cultura, un ambito o una disciplina e continuano a lasciare il segno.

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© Benedetta Pallavidino per la rivista online “Limina“, articolo del 4 febbraio 2020