Sarà capitato anche a voi di chiedervi qual è stato il giorno più bello della vostra vita, o il giorno più brutto, o quello così-così che ricordate solamente perché rimasto a metà fra l’attesa e la disillusione? Ebbene, Massimo Baraldi, scrittore della bassa modenese, cresciuto a Imperia e successivamente trasferitosi a Como, ha dato voce a una moltitudine di personaggi famosi, facendoli confessare in una sorta di risposta-monologo, proprio dalle domande esposte in apertura. Ne esce una straordinaria esposizione collettiva in cui, ognuno di loro, parla di se stesso confrontandosi proprio con delle giornate particolari difficili da dimenticare. Artisti, sportivi, musicisti, attori, avventurieri, professionisti dal nome conosciuto o eroi dimenticati dal protagonismo dilagante; hanno tutti in comune le attese che ognuno di noi vive nel corso di un’intera esistenza, come se lo specchio del mattino finalmente ci parlasse, senza paura di sorprenderci. Anzi, lo potrà fare con lo spirito della spontaneità e con la partecipazione emotiva che circonda la bellezza.

L’idea nasce dalla copertina di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, in cui tutti i personaggi che circondano il nostro immaginario, in un certo senso ci appartengono, proprio perché crescono dentro di noi in una sorta di gemellaggio personale, in cui, l’identificazione con ognuno di loro ci rappresenta a livello inconscio e ci fa crescere nella consapevolezza che il mito, spesso, è un’ipotesi necessaria per vivere. Ecco, che se continuiamo su questa filosofia musicale, le risposte registrate su questo libro sono proprio come delle canzoni impresse su un vinile a 45 giri: lato A e lato B, un giorno bello, un giorno brutto e, tanto per rimanere collegati con i nostri tempi, una bonus-track impressa in un giorno “così-così”. Tre semplici domande uguali per tutti, tre risposte diversificate, le quali alternano non solo delle melodie facili da ascoltare, ma nello stesso tempo incuriosiscono per l’ampiezza delle sonorità insite nelle storie di ognuno di loro, e se vogliamo mantenere la nostra ideale partecipazione, in ognuno di noi.

I racconti di questi 41 protagonisti: da Philippe Daverio a Edo Bertoglio, da Nino Benvenuti a Francesco Moser, da Jack Hirschman a Elisa Biagini, da Ricky Gianco a Paolo Sollier, da Vittorio Garatti a Ines Figini fino a Guido Silvestri detto Silver e via via tutti gli altri, si fondono in un vero e proprio concerto, perché ognuno si presta a eseguire la sua rappresentazione non tanto della realtà, ma di quelle giornate che in fondo l’hanno formata.
Nel romanzo “Il tè nel deserto” di Paul Bowles, c’è una bellissima frase ripresa pure dal regista Bernardo Bertolucci nella sua trasposizione cinematografica, la quale dice:

“Quante volte ricorderai un certo pomeriggio della tua infanzia, che sia così profondamente parte del tuo essere per cui tu non possa nemmeno concepire la tua vita senza quelle ore? Forse altre quattro o cinque volte. Forse nemmeno. Quante altre volte guarderai sorgere la luna piena? Forse venti. E tuttavia tutto sembra senza limiti.”

Se ci pensate è proprio così.

Quando le nostre giornate sono costellate nella monotonia, quella particolare entrerà di diritto nei nostri ricordi, per essere gli artefici di quello che ci siamo costruiti intorno ed è proprio con loro che riusciamo a continuare. Ricordare una giornata bella o una brutta è come ascoltare una canzone e assimilarla, sceglierla per le emozioni che trasmette, conservarla per quel poco o quel tanto che ci rappresenta. Tutti questi personaggi diventano via via un susseguirsi di solisti, i quali con i loro assoli c’incantano e c’immergono in situazioni personali o in periodi storici particolari, in cui leggerli è come un tornare indietro proprio nelle bellezze, e nelle delusioni dei nostri anni migliori. Ce lo dice anche l’autore:

“Tre giorni nella vita è un fugace scorcio del mio mondo e dell’immaginario che lo alimenta. Tutti gli uomini e le donne qui presenti ne fanno parte e, a livelli diversi, hanno contribuito a fare di me ciò che sono insegnandomi il senso delle cose con l’esempio delle proprie vite. Questo è il mio modo di celebrarli e ringraziarli.”

E se la canzone scelta per quest’avventura è “A Day In The Life” della premiata ditta Lennon-McCartney, probabilmente ci siamo capiti.

Un plauso va fatto anche alla Multimedia Edizioni per la passione che ci ha messo nel condividere questo progetto e soprattutto, per la bellezza di una veste editoriale che testimonia la professionalità di imprenditori capaci di vivere e di sentire il loro lavoro come un’opera d’arte. Un libro è anche questo: il piacere di toccarlo e di sfogliarlo, e di ascoltare il suo respiro.
Massimo Baraldi è anche autore di altre pubblicazioni: la traduzione dell’opera di Vladimir Majakovskij “Per la voce” (collabora anche con la rivista russa Ozero Komo). Ha scritto il romanzo visionario “One For The Road – soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi”. Tutti reperibili nelle migliori librerie e nei siti specializzati. Essendo affascinato anche dalla contaminazione delle varie forme espressive, ha ideato e realizzato con illustri collaboratori il cortometraggio “Urban Dream”; senza contare le numerose interviste fatte a protagonisti della scena musicale internazionale.
Tra l’altro, se dovessi appunto recensire il suo primo lavoro: quel soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi, capite che per un cocktail club come il mio, si rischierebbe una sbronza colossale, degna dei migliori bevitori. E allora godiamoci questi “Tre giorni nella vita”, perché se ne bastano così pochi per essere felici, allora, possiamo fare lo stesso un lunghissimo brindisi, tutti insieme, alla nostra vita e alla vita degli altri, e a chi ce l’ha raccontata.
Salute ragazzi!

| © Antonio Bianchetti per il suo blog “IntonazioniConseguenti“, articolo del 26 dicembre 2019