mar 05 2010

[Toni MORRISON] Jazz

Categoria:letture

Toni MORRISON, Jazz

«Buongiorno. Vorrei “Jazz“, di Toni Morrison
L’ometto mi osserva come fossi un millepiedi con le zampette infangate e un orribile cappello in testa, omette il saluto e con un «Noi non trattiamo libri musicali.» mi liquida.
Mi perplimo, colto alla sprovvista dall’uppercut del suo sguardo supponente.
Libraio. Piccolo, vecchio libraio… non solo perirai tra le spire della Grande Distribuzione, ma un giorno arriverà Calzedonia e la tua bottega se la porterà via. Figlio di un libraio, ogni segno del tuo passaggio su questa terra sarà cancellato, con buona pace mia.
Toni Morrison non è Jim Morrison. E se anche mi girasse di comprare un libro di Jim Morrison – cosa peraltro affatto improbabile – sarebbero solo affaracci miei.
«Toni Morrison il jazz lo scrive, non lo suona. Pure il Nobel per la letteratura le hanno dato, e in Italia è pubblicata da Frassinelli.» il colpo è sleale, ma il tipo se l’è cercata. La parola “Nobel” ha fatto il suo effetto.
«Sì? Potrei ordinarlo, allora.»
«Non è il caso. Mi serve oggi.» piroetto verso l’uscita e stavolta il saluto lo ometto io. Certi libri non andrebbero mai prestati, che poi non li rivedi più e quando ti scappa da rileggerli sei obbligato ad avere a che fare con dei gran brutti ceffi.

La prima volta che sentii parlare di Toni Morrison fu ai tempi in cui la radio era ancora la radio e se imbroccavi la serata giusta rischiavi d’incantarti ad ascoltarla sino quasi al mattino. Uno degli speakers di RAI Stereo Notte ebbe l’idea di leggerne alcune pagine durante la sua trasmissione e, da parte mia, fu amore al primo ascolto. Il mattino seguente mi alzai di buonora per andarmelo a cercare, ma un mondo di 225 km2 può essere caratterizzato da limiti piuttosto oggettivi e il mio non faceva eccezione… così uscii dall’unica libreria degna di questo nome con “Gargantua e Pantagruele” sottobraccio – che non c’entrerà un bell’accidente di niente, ma ormai ero lì e Rabelais mi frullava per la testa già da un pezzo – e in tasca il buono d’ordine per il libro della Morrison.

Jazz. Una storia scritta di pancia, capace di insinuartisi dentro tanto prepotentemente da illuderti possa essere anche tua. Un romanzo poetico e struggente, strutturato davvero come una composizione jazz. La storia del vecchio Joe Trace e del suo amore per una diciottenne – tanto grande da non poter essere nemmeno immaginato – racchiuso in un proiettile e consegnato all’eternità… quella di Violet, sua moglie, dei suoi uccelli e del pappagallo che non si stancava mai di ripetere «Ti amo»… sono la base armonica sui cui accordi una piccola folla di personaggi si raccoglie, pronta a prendere vita in linee melodiche che si sviluppano tra l’Harlem degli anni ’20 e le piantagioni del mondo rurale. Un romanzo corale e di rara intensità, tradotto magistralmente da Franca Cavagnoli… cui va riconosciuto il merito di aver saputo riprodurre in italiano l’approccio intimo ed emozionale che Toni Morrison ha verso le parole.

Il tempo è passato e la copertina pure… la casa editrice resta Frassinelli, ma il ritratto scattato da William Claxton a Chet Baker e la sua bella Helima nel 1955 in quel di Redondo Beach ha ceduto il posto a una semplice illustrazione, e questo è un peccato. In compenso l’edizione si è ora arricchita di una prefazione dell’autrice stessa, e questa è una buona cosa. Insomma, che non si può avere tutto lo si sa… ma va aggiunto che un libro così è un piccolo capolavoro: a voler guardare, non avremmo bisogno proprio di nient’altro che le sue 238 pagine.

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