nov 01 2009
Bye Bye MUSICA IN COLLINA…

Calvin Russell e Giulio Bianchi a Musica in Collina
Musica in Collina chiude i battenti. Con ben otto edizioni sul groppone e senza mai aver intascato un solo soldino, Giulio Bianchi ha capito di aver già dato abbastanza e si è deciso a staccare la spina per davvero. Musica in Collina, una rassegna itinerante e indipendente unica nel suo genere, che negli anni ci ha offerto concerti di personaggi come Joe Ely, Calvin Russell, John Trudell e Mick Taylor, che ci ha fatto scoprire talenti come Beatrice Antolini o i Cheap Wine, che ci ha reso più familiari i suoni e i profumi delle steppe mongole come delle scogliere portoghesi, degli altopiani tibetani e delle rive del Mississippi, da oggi non esiste più.
Una lotta impari, quella del buon Giulio… che ha retto sino a quando ha potuto: un programma già compilato, un ultimo assessore a far traboccare la Rassegna annullando all’ultimo momento il concerto di Diane Ponzio a Faloppio e il resto è venuto di conseguenza.
“Budget per la cultura troppo ridotto”, questo è il ritornello cantato in coro dai rappresentanti dei Comuni… e da oggi dovremo quindi farci bastare quella delle sagre paesane e dei fuochi artificiali in onore del Santo Patrono di turno, in una provincia comasca che sembra ormai ripiegarsi sulla propria miopia. Nel capoluogo abbiamo pur sempre una Grande Mostra su cui contare, vabbe’… solo, quante volte dovremmo andarcela a vedere? E ci sono altre rassegne, chi lo nega… ma nessuna di pari livello qualitativo. E tantomeno abbastanza coraggiose da sfidare i rigori della stagione invernale.
Mancanza di fondi, la sintesi del discorso è più o meno questa: i tempi sono duri, i bachi da seta morti e sepolti, i gelsi ormai sfioriti e chi può se ne va a covare le uova a basso costo del Sol Levante lasciando ai polli nostrani un domani da cassintegrati o disoccupati. Brutta storia, insomma.
E così Musica in Collina se n’è andata, con la stessa discrezione che ne ha caratterizzato l’esistenza. Tempo fa ne hanno dato il triste annuncio alcuni giornalisti, come Alessio Brunialti sulle pagine del quotidiano locale… ma per il resto nessuna voce si è levata a rompere il silenzio e invocarne il ritorno. Nemmeno da parte del fitto quanto intricato sottobosco di Associazioni Culturali, che per non sbagliare han preferito continuare a farsi gli Associati e i finanziamenti loro.
Tutto bene quel che finisce bene? Boh, qui un lieto fine non mi pare che ci sia… l’ultimo si ricordi comunque di chiudere la porta. E di spegnere la luce.






1 novembre 2009, ore 21:58
La solita storia dei fondi e auto blu che viaggiano sempre più in fretta, associazioni che tengono il loro sempre più per loro – specie di matrice cattolica – e la cultura che langue, finisce e muore definitivamente.
L’Europa sta guardando e fra un “si” e un “no” alza la testa per dire qualcosa di inconcreto e nel Governo si sussegue il balletto, a giorni alterni, di “la crisi è finita” o “sta per finire”.
Sembra un discorso sconnesso – e forse lo è – ma, questo Paese si sta uccidendo dietro una politica che sa di amaro e che tira acqua verso un mulino che non produce e così, prima di accorgercene, tutto sarà finito e definitivamente dimenticato.
Scusa lo sfogo ma, quando leggo notizie come le tue e vedo “l’unicità” sfiorire non posso che mettere insieme tutto e guardare il mio Paese come se non fosse mio e augurarmi che tutti cambi in fretta.
Mi dispiace.
Grazia
2 novembre 2009, ore 15:57
Chissà perchè, in Italia, tutto quello che funziona ed è di qualità, viene affossato. Ricordiamo con ammirazione e gratitudine la competenza e la passione di Giulio Bianchi, così come l’ottima organizzazione e il grande afflusso di pubblico nella serata dedicata al nostro concerto. Una manifestazione “gioiello”, capace di dare voce ed esposizione a proposte diverse dal minestrone che ci propinano ogni giorno le tv e le radio commerciali. Ma in questo nostro Paese, che culturalmente resta squallidamente sottosviluppato, i nostri politici preferiscono le sagre della birra e della tagliatella, che riempiono le pance e svuotano il cervello: perchè, si sa, chi pensa e fa pensare, è pericoloso.
Un grande grazie di cuore a Giulio Bianchi per il suo impegno e il suo entusiasmo: Musica in Collina era un fiore all’occhiello per gli amanti della cultura e della buona musica.
Cheap Wine
3 novembre 2009, ore 1:26
Ciao Grazia, ciao Cheap Wine (bello risentirvi!), lo sfogo qui è doveroso, niente paura.
Quello che penso è che stiamo assistendo a una sorta di rivoluzione silenziosa, che giorno dopo giorno spegne un po’ di più il nostro “Bel Paese”. Comincio a dubitare che esista un reale interesse per la cultura e ho la sensazione che l’Italia si stia progressivamente rivelando per il paese che è. Diverse città hanno cominciato a regolamentare l’attività degli artisti di strada, per dirne una… che ora possono esibirsi in determinate aree, in orari specifici e solo se in possesso di regolamentare patentino.
I locali dove puoi ascoltare musica dal vivo di buon livello sono in estinzione, e a girare sono sempre e comunque i soliti musicisti. Quanto alle rassegne… il buon Giulio ce l’ha messa davvero tutta, ma non è bastato: i suoi concerti, tutti di ottima qualità e rigorosamente gratuiti, hanno contribuito a valorizzare in ugual misura artisti e territorio, ma pare che a nessuno gliene freghi un bell’accidente di niente. Come giustamente osservano i Cheap Wine, gli assessori pensano di poterci condir via con quattro sagre e qualche fuoco d’artificio… e la cosa triste è che forse non hanno nemmeno tutti i torti. Noi siam troppo impegnati a cercar di capire se Clooney e la Canalis giocano alla merla oppure no per farcene un pensiero.
6 novembre 2009, ore 5:08
Peccato… una delle più belle iniziative della nostra provincia è andata
perduta. Qualità, impegno, passione, sempre al servizio di una collettività
che si sentirà ancora più sola. Per noi amanti della buona musica, con i locali
che chiudono ad uno ad uno, con i concerti dai prezzi impazziti, con la mediocrità
che ci ingloba inesorabile, è come se fosse un funerale… un triste funerale.
Rimangono nella memoria serate indimenticabili, artisti eccellenti, dimensioni
difficilmente irripetibili.
Un grazie a Giulio Bianchi, alla sua semplicità e alla sua professionalità
e a tutto quello che ci ha regalato.
Mi viene in mente una frase ormai abusata: “ho visto cose che voi umani….
e tutto questo andrà perduto…” sarebbe bello ricordare l’ esperienza di
MUSICA IN COLLINA con un libro (ma anche qui subentra il discorso dei soldi
e siamo alle solite).
Ancora un grazie a Giulio e a tutti gli amanti della buona musica.
6 novembre 2009, ore 17:57
Hey Biank, sai che quella del libro potrebbe essere un’idea? Personalmente ho raccolto parecchie interviste e, prima che ci mettessi le penne io, altrettanto ha fatto Giulio Bianchi. E c’erano sempre un sacco di fotografi che bazzicavano la rassegna… insomma, reperire il materiale non sarebbe affatto difficile. Uhm…