ago 28 2009

[Alessandro BARICCO] Senza sangue

Categoria:letture

Breve, asciutto, conciso. Leggendolo si ha la sensazione che ogni singola parola sia stata scelta con meticolosa cura e successivamente presa, limata, levigata, lucidata e infine incastonata nella storia.
In “Senza sangue” ci si trova davanti a una narrazione che si sviluppa come un’equazione, semplicemente perfetta nel suo equilibrio. Un tantino troppo perfetta, per i miei gusti. Un po’ da scuola di scrittura, giusto per intenderci.
“Senza sangue” è un lungo racconto (data la brevità mi pare eccessivo parlare di romanzo) che parla di sentimenti profondi quali odio, rancore, vendetta e dolore, ma lo fa senza calore e l’eccesso di meticolosità penalizza la capacità di emozionare.

Secondo alcuni Baricco ha ormai esaurito la vena creativa e i suoi scritti recenti non sono altro che puri esercizi di stile. Può darsi. Un piccolo libro da leggersi d’un fiato, comunque, godibile e piacevole nonostante nelle sue pagine della potenza evocativa di “Oceano mare” sia rimasto ben poco.

Senza sangue, Alessandro BARICCO, Feltrinelli >Ordina da IBS Italia


ago 12 2009

HOT TUNA Live al Black & Blue Festival 2009, Varese

Categoria:Ascolti,Live!

hot-tuna_varese_2009-08 Anche quest’anno a Varese si è rinnovato l’appuntamento con il Black & Blue Festival, la rassegna internazionale di musica afro-americana giunta ormai alla 9° edizione. Come consuetudine, il programma offerto è stato piuttosto ricco di proposte e nomi… tra questi, uno d’eccezione: gli Hot Tuna, in cartellone nella seconda serata del Festival, ultima del loro breve tour italiano.
Nonostante nel nostro Bel Paese dei Comuni e delle Parrocchiette ben difficilmente le notizie riguardanti gli eventi culturali riescano a superare i confini provinciali – Como e Varese distano una trentina di chilometri, sarà mica normale che non se ne sapesse nulla? – sabato 25 luglio circa 500 fans paganti più uno – che sarei io – erano lì ad aspettarli, comodamente seduti al riparo di una pregevole tensostruttura posta all’interno dei Giardini Estensi.

A scaldare il pubblico è toccato alle suggestive composizioni del talentuoso chitarrista varesino Luca Pedroni, ispirate alla tradizione flat-fingerpicking e proiettate in una dimensione sperimentale dal sapore new age, il quale ha poi ceduto il palco agli Hot Tuna: Jorma Kaukonen, Jack Casady e Barry Mitterhoff.
I primi due rappresentano un pezzo della storia del rock e non necessitano di grandi presentazioni: nucleo storico della formazione concepita inizialmente come costola dei Jefferson Airplane, ne sono da sempre il cuore e il motore; quanto a Barry Mitterhoff, benché li frequenti ormai da tempo, è un acquisto relativamente recente e merita una piccola introduzione… musicista di spicco della nuova scena bluegrass, eclettico e curioso, ha militato in innumerevoli formazioni, dimostrando una particolare attrazione per quelle “progressive” e aperte alle contaminazioni tra generi. Esempi in questo senso ci vengono dalla sua collaborazione con Margot Leverett and the Klezmer Mountain Boys, in cui musica bluegrass e klezmer divengono una cosa sola, o da quelle con Hollywood e le colonne sonore scritte, tra gli altri, per registi come Joel ed Ethan Coen.

hot-tuna_varese_2009-37 Tornando al concerto, il brano d’apertura è “Blue Railroad Train”, da “Blue Country Heart”, e con esso la platea è guidata in un’escursione di circa due ore lungo le radici della tradizione americana… la scaletta comprende classici di Lightnin’ Hopkins e del Rev. Gary Davis, come pure composizioni originali che ripercorrono l’intera carriera di Kaukonen: da “Izze’s Lullaby”, la delicata ninna nanna regalata alla figlia e inclusa nel suo ultimo “River of Time“, a “Embryonic Journey”, tratta da “Surrealistic Pillow” dei Jefferson Airplane e cui è affidato il commiato.
La voce di Kaukonen non risente del peso degli anni, la sua chitarra nemmeno. Jack Casady sfoggia il Signature Bass al quale ha dato il nome, da lui stesso sviluppato in compagnia degli ingegneri Epiphone, Mitterhoff si alterna tra il mandolino e un’insolita  chitarra tenore, strumento a quattro corde assai in voga negli anni ’30 e ’40.
hot-tuna_varese_2009-19 Gli elementi portanti della musica degli Hot Tuna restano il legame con la tradizione country blues e l’improvvisazione, grazie al sorprendente affiatamento Casady e Kaukonen sanno scambiarsi continuamente il ruolo di solista e accompagnatore, sino a intrecciarsi e fondersi in un tutt’uno compatto e indissolubile. Mitterhoff prende parte al gioco con estrema naturalezza e il suo contributo risulta fondamentale specialmente nelle parti strumentali, per la capacità che gli è propria di esaltare le potenzialità melodiche del mandolino.

Una lezione di stile, quella degli Hot Tuna, che non manifestano alcuna propensione a ostentare virtuosismi o trucchetti per ingraziarsi il pubblico… dalla loro hanno sincerità, conoscenza e passione, e tanto basta a far la differenza. Almeno, stando al calore degli applausi coi quali sono stati ricambiati.

La scaletta

  1. Blue Railroad Train
  2. Nobody Knows You When You’re Down and Out
  3. I’ll Let You Know Before I Leave
  4. How Long Blues
  5. Let Us Get Together Right Down Here
  6. Come Back Baby
  7. Nashville Blues
  8. Genesis
  9. I Know You Rider
  10. Izze’s Lullaby
  11. Been So Long
  12. 99 Years Blues
  13. Hesitation Blues
  14. I am the Light of this World
  15. Mann’s Fate
  16. Embryonic Journey

ago 07 2009

[Louis-Ferdinand CÉLINE] Colloqui con il professor Y

Categoria:letture

Se il libro vende lo scrittore campa, se il libro non vende lo scrittore crepa: pur non applicabile agli editori, che di stenti non muoiono quasi mai, trattasi di un’equazione semplicissima e dimostrabile oggi come nel 1955, anno in cui Louis-Ferdinand Céline ci consegna i suoi “Colloqui con il professor Y“.

Pur acclamato in un recente passato come il più grande scrittore di Francia, il dopoguerra trova Céline isolato, abbandonato a sé stesso e ignorato. E Gallimard, il suo editore, gli fa notare che, d’altra parte, lui mica è uno che sta al gioco. Se l’è cercata, insomma.
Stare al gioco. Al Louis-Ferdinand mica serve molto per capire cosa significhi, che lui è uno acculturato. Il valore di un autore non è dato dalla qualità dei suoi scritti, piuttosto dalla proiezione dello stesso utilizzata dai media per intortare il pubblico… e se quelli non ti si filano, sei bell’e che fregato. La priorità è quindi entrare in squadra, apparire, disquisire, dir la propria sempre e ovunque, a proposito o a sproposito. Insomma, è tempo per lui di trovarsi un posticino sul Grande Carrozzone degli aspiranti al Goncourt.
Da dove cominciare? La televisione? Col grugnone che si ritrova, manco a pensarci. La radio? Ci vuol la voce. La stampa? Ancora ancora, sui giornali potrebbe farci la sua porca figura… e allora, in assenza di alternative, ecco la soluzione: una bella intervista, che di certo rassicurerebbe l’editore circa la sua buona volontà! Tutto ciò di cui abbisogna è qualcuno che gliela faccia.

Scelto il più ostile e sornione tra i candidati, resosi disponibile solo a patto che l’incontro avvenga in un luogo pubblico e gli sia garantito l’anonimato – che ad accostare il proprio nome a quello del più impestato tra gli appestati non ci tiene affatto -, ecco i “Colloqui”: un’intervista immaginaria lunga un libro, in cui Céline dà libero sfogo alle proprie riflessioni sul grande bluff dell’arte e della cultura, al disprezzo per i colleghi capaci solo di scrivere “allamanieradì“, impostori asserragliati in circoli letterari a copiarsi i compitini e farsi servizietti a vicenda.

L’appuntamento avviene all’interno di un giardinetto pubblico e già dalle prime battute il malcapitato professor Y si ritrova esposto al fuoco linguistico di Céline, inchiodato alla panchina dalla speranza che il proprio sacrificio induca Gaston Gallimard a rivalutare un vecchio manoscritto speditogli a suo tempo. Colta la debolezza, per nulla impietosito e deciso a sfruttare come si deve la propria occasione, Céline approfitterà del vantaggio per sferzare con impeto crescente il poveretto sino a vederlo pendere dalle sue labbra schiacciato e prostrato dalla follia… solo allora mollerà il colpo e lo lascerà libero di lanciarsi a capofitto verso un gran finale degno dei migliori Stan Laurel e Oliver Hardy.

Un testo spassoso, in cui Céline, che al cinema ha rubato tutti i trucchi e che nelle proprie pagine ha saputo ricreare l’emozione della lingua parlata, elenca al lettore tutte le ragioni per cui meriterebbe di esser stimato e rivalutato.

Colloqui con il professor Y, Louis-Ferdinand CÉLINE, Einaudi >Ordina da IBS Italia


ago 01 2009

MASSIMOBARALDI.it, Chet Baker e i lavori in corso

Categoria:WEBlife

rubie_01.jpg Caro visitatore, qui si fa del nostro meglio per stare al passo coi tempi, ragione per cui mi sono deciso a migrare da WordPress 2.7, la release dedicata a John Coltrane, alla 2.8 “Chet Baker”.
L’occasione era ideale per fare un po’ di pulizie estive e così, spalleggiato da Rubie e dal buon Mauro Mura, ci siam messi a spolverare il design, rinfrescare le funzionalità e buttare codicilli quanto basta affinché  tutto giri come dovrebbe e potrebbe.
Certo, se gli irriducibili di Explorer 6.0 o 5.0 si decidessero a passare a un browser serio noi qui avremmo vita più semplice… ma, in attesa che il WWF si decida ad adottarli, stiamo cercando di fare in modo che anche loro possano star qui in compagnia senza sentirsi troppo discriminati (come sarebbe peraltro giusto).

Qualora dovessi imbatterti in qualche magagna, segnalalo nei commenti qua sotto e te ne saremo grati, in cambio te ne verrà la consapevolezza di aver contribuito alla realizzazione di un sito migliore.