mar 30 2009

[J.D. SALINGER] Il giovane Holden

Categoria:letture

“Il giovane Holden”… quanto ho amato quel libro, nemmeno lo immagini! La prima volta che mi è capitato tra le mani sono stato a lungo a rimirarmelo perplesso: chi l’aveva mai vista una copertina bianca, con tanto di riquadro e bianco pure quello? Allora passavo un sacco di tempo tra le pagine di Caldwell, Fitzgerald, Kerouac… abituato com’ero ad avventure di perdenti e fuggitivi, di sbevazzate e malinconie, Holden mi spiazzò davvero. La sua è una di quelle storie che sembrano scritte apposta per tutti quei soggetti che non sai mai dove schiaffare, che sono ribelli senza esserlo, quelli che non si preoccupano di mettersi in testa un cappello da cacciatore se questo li fa sentir bene, che possiedono una bella valigia pur consapevoli delle implicazioni e conseguenze che ciò comporterà nella loro vita sociale. Un libro divertente e profondo, che ti parla come farebbe un amico. L’ho letto e riletto, e non contento me lo son pure messo nello zaino e di strada insieme ne abbiam fatta un sacco. Poi, dopo un po’ di anni l’ho salutato e non l’ho visto più. Sai, all’epoca c’era questa ragazza, ed era proprio carina. Ci scambiammo i numeri e la sera mi teneva ore al telefono, quando attaccava a parlare non la piantava più… e se c’è una cosa che odio è il telefono. Ci siamo anche frequentati, naturalmente. L’andavo a prendere in macchina e poi guidavo sino a quand’era ora di riportarla a casa: non ho mai capito cos’è che le zampettasse nella testa bacata che si ritrovava, ma la macchina doveva essere in costante movimento. Era fatta così. Be’, una mattina l’ho incrociata per caso, io avevo con me “Il giovane Holden” e senza pensarci su due volte gliel’ho dato e li ho salutati entrambi. Il perché non saprei dirlo, che da allora non li ho mai più né visti né sentiti.
Dopo neanche un’oretta ero sprofondato nello sconforto più totale… mi sentivo come Linus senza la sua stupida coperta, così mi son diretto verso un giardinetto e ho impazientemente atteso che riaprissero le librerie per prenderne un’altra copia. Da allora ne ho comprate un sacco di altre… perché periodicamente lo regalo e poi mi manca e lo ricompro. Ogni tanto però non posso fare a meno di ripensare alla mia prima copia e a tutte le cose da matti che abbiamo fatto insieme. Mi sento un po’ in colpa per averla abbandonata a quel modo, ma spero che ora riposi in una bella e calda libreria, con qualcuno che ogni tanto la spolvera e la sfoglia piano. Se lo meriterebbe, perché già allora lei di strada ne aveva fatta tanta.

Il giovane Holden, J.D. Salinger, Einaudi >Ordina da IBS Italia


mar 28 2009

IL RUMORE DEGLI OCCHI recensito da Antonio Bianchetti!

“Il rumore degli occhi”, la raccolta di racconti dedicato all’infanzia di Luca Artioli, Sara Bellingeri, Roberta De Tomi, Andrea Garbin, Lorenzo Mari, Marco Marcheselli e Massimo Baraldi (che sarei poi io) pubblicata da Creativa Edizioni è stata recensita da Antonio Bianchetti sul suo ANTONIO BIANCHETTI’s SURTOE COCKTAIL CLUB! Continua a leggere…


mar 25 2009

INTERNATIONAL BOOGIE WOOGIE FESTIVAL di Lugano: comincia il conto alla rovescia!

silvan-zingg_festival.jpg Comincia il conto alla rovescia per l’8° edizione dell’International Boogie Woogie Festival: appuntamento al Palazzo dei Congressi di Lugano dal 16 al 19 aprile 2009 con Silvan Zingg, il brillante pianista svizzero conosciuto come l’Ambasciatore del boogie woogie, e la sua rassegna.
Sul palco, allestito con due pianoforti a coda Bösendorfer e uno schermo gigante, si avvicenderanno l’ex-Canned Heat e Fabulous Thunderbird Gene Taylor [leggiti l'intervista, se non l'hai già fatto], Caroline Dahl – una delle pochissime interpreti femminili del genere – l’inglese Mike Sanchez, gli svedesi Ulf Sandström e Bo Gustafsson, l’austriaco Richie Loidl, il belga Renaud Patigny, gli svizzeri Nuno Alexandre e Valerio Felice. E, naturalmente, Silvan Zingg.
Trattandosi di boogie woogie, certo non potevano mancare i ballerini… a dare il via alle danze saranno due coppie francesi: i campioni europei e del mondo William Mauvais – Maéva Truntzer e i fratelli Nicolas – Mélanie Deniau, secondi classificati.
Niente male, no? Se non ci hai capito nulla e vuoi farti un’idea, dai un’occhiata al video Dancin’ The Boogie, poi sappimi dire. E sappi che la scorsa settimana ho fatto una chiacchierata con Silvan Zingg, cosa ci siamo detti te lo racconto nei prossimi giorni.


mar 19 2009

MICK TAYLOR’s Italian Affair: Live in Milan 2007 *English*

mick-taylor_dylan-nizza.jpg The first time I ever saw Mick Taylor play was in Nice, France, back in 1984, June the 17th to be exact. Bob Dylan’s “Never Ending Tour” made a stop at the Stade de L’Ouest as part of a triple bill: Joan Baez, Carlos Santana and, of course, the Master himself with Mick on guitar. What can I say? I was blown away! It was really too much for a young snotty-nosed kid like me who had grown up listening to “Sticky Fingers” and “Get Yer Ya-Ya’s Out! day in day out”. Mick was absolutely brilliant. I know he’s still very proud of the live and studio work he did with Dylan – and rightfully so.

The next time I got to see him play was in Milan, on November 11th 2007. It had been a long time since he’d been in Italy so there was a real air of anticipation about this concert. The venue was called “Alcatraz” and Mick’s concert was the final one in a three-day “Guitar Fest” [the vintage guitars fair] so many musicians came to see Taylor’s magic “vibrato”.
Just before the doors opened for Mick’s hardcore fans, he was standing right on stage, performing “I Can’t Be Satisfied”. Well, it was really just a sound check… but when it comes to playing the blues he really knows what he’s doing!

Mick had a solid, rock-oriented band to support his legendary touch: Jeffrey V. Duffelen [on drums], Rudy Weber [on bass], Rob Geboers [on keyboards] and Barry Mc Cabe on guitar. Barry is a talented musician, singer and composer, already seen at Rory Gallagher’s side on his last tour.

mick-taylor_baraldi.jpg They opened up with Mc Cabe’s “In The Dead Of Night” [off the "Beyond The Tears" CD]- a dry, hypnotic rock ballad driven by the rhythm section, sustained by the two Gibson men with Rob’s Hammond adding just the right touch of colour to complete the song. They continued with “Fed Up With The Blues”, then “Late At Night – Tore Down” and it did not take long before we all realised that Mick’s sound has taken on a more straight rock direction with a clean Texas-style blues rather than his Latin influences.
There was also a very special guy hanging around backstage… and he turned out to be Mr. Sugar Blue, a good friend of the Stones since the Exile days. Mick invited him to jump in and blow his harmonica on “Catfish Blues”.
The following numbers were “Johnny Nobody”, a rock ‘n’ roll song from Mc Cabe with interesting lyrics that reminds one of Dave Edmunds’ style of playing and “It Takes Time”; then Sugar Blue was ready to play again on “Losing My Faith” and “Stop Breaking Down”.
Another Mc Cabe’s song, “Lonely Road”, rolled in just before a long and inspired cover of Bob Dylan’s “Blind Willie McTell” flavored with some inserted riffs from “Layla” and “All Along The Watchtower”: this was one of the most intense moments of the show, for sure.
The closing titles were “Can’t You Hear Me Knocking” and a moving version of “No Expectations”, both of which included Sugar Blue’s magical harmonica playing.
It was a great gig, over two hours of good music, and Mick looked relaxed and seemed to enjoy the audience and the warm, friendly atmosphere. But he should not have been surprised: we’ve been missing him, and I’m sure he knows that now.

This article was published on Stones Planet n° 25, the Rolling Stones Fan Club Office fanzine.
© Massimo Baraldi


mar 16 2009

[Derek RAYMOND] Il mio nome era Dora Suarez

Categoria:letture

Derek RAYMOND, Il mio nome era Dora Suarez

Chi era Dora Suarez prima di essere massacrata, scomposta e oltraggiata dalla lama del suo carnefice? Solo a un cagnaccio come il sergente senza nome della A14 – la “Sezione Delitti Irrisolti” della Factory – poteva venire in mente di mettersi a cercare una risposta: a emergere dalle pagine del suo diario ritrovato è il ritratto di un’anima non meno devastata del corpo in cui era racchiusa e, vivido e dolente, diventerà la sua ossessione.
Una storia sconvolgente, la più dura del “Ciclo della Factory“, che fin dalle prime battute afferra il lettore per le palle e, impietosa, si rifiuta di mollare la presa. Una storia disturbante, agghiacciante, in cui protagoniste sono l’umana abiezione e l’illusione di una possibile redenzione.

Definire “Il mio nome era Dora Suarez” un noir è riduttivo: Derek Raymond, pur ritagliando alcuni elementi dalle sagome degli stereotipi tipici del genere, fa un passo oltre e l’ambientazione diventa un pretesto per scardinare le porte dell’Inferno ed evocare il male che riposa all’interno di ognuno di noi.

“Il mio nome era Dora Suarez”, edito da Meridiano Zero: un lungo viaggio attraverso l’incubo e lo squallore di una Londra malvagia e tumefatta, con Derek Raymond che scava febbrile tra i rifiuti del nostro tempo scaraventando addosso al lettore palate di suggestioni marcescenti. E con un sorriso sghembo gli ricorda che l’Inferno è giusto dietro l’angolo, a saper guardare.

Il mio nome era Dora Suarez, Derek Raymond, Meridiano Zero >Ordina da IBS Italia


mar 13 2009

IL RUMORE DEGLI OCCHI: SBEREQUECK recensito da Grazia Maria Scardaci!

Categoria:Press

L’immaginario di un bambino passa e attraversa immense distese, in pensieri e concretezza; corre sopra la possibilità d’ogni uomo di poter vedere o solo intuire i confini della fantasia. Quest’ultima per definizione senza limiti.
Sberequeck è un verso che diventa parola: è il linguaggio giocondo che diventa misura della sofferenza di un bambino, è urlo, è ricerca d’attenzione del mondo adulto, di quello genitoriale, è esorcismo alla paura.
Così mentre la malattia avanza e cancella le possibilità d’integrazione effettiva e “normale”, con il mondo, per Sberequeck si fa avanti il mondo della fantasia, e comincia a circondarsi di amici e nella notte – momento di maggior paura nell’immaginario infantile -  e di un pellicano tutore, d’un albero in grado di proteggerlo dal mondo esterno e della compagnia e l’affetto di chi può prendersi cura di lui. Continua a leggere…


mar 10 2009

Massimo Baraldi e la Confraternita dell’Uva: presentazione de IL RUMORE DEGLI OCCHI a Mirandola!

Categoria:Appuntamenti

il-rumore-degli-occhi.jpg La “Confraternita dell’uva” non è una congrega di sbevazzoni impenitenti, bensì un manipolo di autori mantovani e modenesi. Sappi che non solo hanno messo insieme una raccolta di racconti dedicati all’infanzia dal titolo “Il rumore degli occhi”, ma Creativa Edizioni l’ha pure pubblicata. Massimo Baraldi – se sei un lettore smaliziato avrai capito che sono io – ne fa parte con Luca Artioli, Sara Bellingeri, Roberta De Tomi, Andrea Garbin, Lorenzo Mari e Marco Marcheselli… e alle ore 16:00 di domenica 15 marzo li – potrei pure dire “ci” – troverai tutti quanti presso la Sala Granda del Palazzo Municipale di Mirandola -MO- per una presentazione del libro. A introdurre l’incontro sarà Giacomo Gibertoni, docente dell’Università di Bologna.
L’evento è organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Mirandola in collaborazione con la Biblioteca Garin, e rientra nel ciclo di presentazioni “Percorsi di lettura. Incontri con l’autore”.


mar 08 2009

FAMILY STYLE: Paddy’s Blues Party stasera in live streaming!

Stasera la Family Style Band festeggia il neonato “Paddy’s Blues“, suo ultimo parto, al Paddy Cullen’s di Pogliano Milanese. Troppo pigro per metterti in strada? Troppo lontano per farci anche solo un pensierino? Niente paura: se non andrai al Paddy’s Blues Party, i fratelli Limido verranno direttamente a casa, coi loro blues e tutto quanto. Non devi fare altro che piazzarti davanti al computer e aspettare… allo scoccare delle ore 21:00 l’intero evento sarà trasmesso in diretta. Qui. Oppure qui.


mar 03 2009

BAXXology 2.0 è on-line!

All’inizio fu BAXXology, il blog che mi ha fatto compagnia per anni… poi venne MASSIMOBARALDI.it e il primo morì di crepacuore.
Bom, è giunto ora il momento di dare la lieta novella: BAXXology 2.0 è on-line. Che roba è? Lì sopra cito quel mi gira di citare, twitto quel che c’è da twittare e traduco un po’ quello che mi pare. Tu facci un giro, se non hai di meglio da fare.


mar 01 2009

[Louis-Ferdinand CÉLINE] Il Dottor Semmelweis

Categoria:letture

Il 1800 era quasi giunto a metà corsa quando a un medico ungherese venne in mente che forse la causa per cui la maggior parte delle partorienti ricoverate negli ospedali saltavano direttamente dalla branda alla fossa si potesse imputare al fatto che i medici passavano dalla sala autopsie a quella parto senza nemmeno lavarsi o cambiarsi. I camici sporchi erano motivo d’orgoglio, le chiazze esibite come medaglie al valore.
Si trattava di Ignác Fülöp Semmelweis, uomo brillante e impetuoso, che studiò, analizzò, sperimentò e infine dimostrò che a una semplice disinfezione di mani e indumenti del personale medico corrispondeva una drastica riduzione del numero dei decessi. Banale, vero? Tanto banale che lui stesso mica si sarebbe aspettato di esser contrastato e sbeffeggiato dai colleghi e dall’ordine, di dover lottare con tutte le forze per difendersi, di essere radiato e doversi trasferire a Vienna, dove perlomeno la possibilità di insegnare non gli era preclusa. Una lezione del genere sarebbe bastata a molti, ma lui non ci dormiva. Semmelweis continuò a battersi, benché ormai in balia di una febbricitante follia, fino al tragico giorno in cui fece irruzione in una sala operatoria e, armato di bisturi, si contagiò deliberatamente con un cadavere. Certo, non sopravvisse, ma una commissione decise di adottare le misure igieniche da lui suggerite e la febbre puerperale fu debellata.
Passarono anni e un giovane laureando in medicina che rispondeva al nome di Louis-Ferdinand Céline basò la propria tesi su questa incredibile storia, sviluppandola con la ferocia che già allora gli era propria. Ne passarono altri e Adelphi la pubblicò in Italia con il titolo “Il Dottor Semmelweis”. Ne passarono ancora e pare che nel frattempo nessuno l’abbia letta, a giudicare da quello che  accade tuttora nei nostri ospedali. Bah.

Il Dottor Semmelweis, Louis-Ferdinand Céline, Adelphi >Ordina da IBS Italia