gen 25 2010

CONTRABBANDIERI DEL NIRVANA e la prefazione di Massimo Baraldi

Categoria:Cronache,letture
contrabbandieri del nirvana

Contrabbandieri del Nirvana

“Non sei fregato per davvero sino a quando hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”. A scriverlo è Alessandro Baricco, sulle labbra di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Può essere vero come no, ma non è che faccia poi una gran differenza: a me piace pensarlo e tanto mi basta. Sono le storie che ascoltiamo a renderci ciò che siamo, quelle che raccontiamo a ricordarci chi dovremmo – o potremmo – essere.

Enzo Santambrogio e Davide Valsecchi mi sa che la vedono più o meno come me, se no che cosa ci sarebbero andati a fare su e giù per la catena himalayana? Insomma, lassù fa freddo e tira vento… e arrivarci è faticoso. Poi, se così non fosse, perché mai si sarebbero presi la briga di fissare su carta e pellicola i propri appunti di viaggio? E di coinvolgere il suddetto chiedendogli di scrivere la sua1 in forma di prefazione?

Comunque sia, la cosa riguarda solo loro. La buona notizia è un’altra, e cioè che tutta quest’avventura ha lasciato un segno: “Contrabbandieri del Nirvana”, pubblicato ora dall’Editrice Monti. Chissà, prima o poi potrebbe pure esser distribuito, nel frattempo, puoi richiederlo direttamente a loro.

  1. che sarebbe poi la mia, n.d.A.

giu 08 2009

FUORISTRADA con Enrico Cazzaniga a Cabiate: una cronaca

Categoria:Cronache,OFTR

Il mio corpo seppelliscilo pure
lungo il fianco dell’autostrada,
così il mio vecchio spirito malvagio
potrà montare su un bus della Greyhound e correre.

La canzone è “Me and the Devil”, a cantarla era Robert Johnson e… be’, è così che è andata a finire per la vecchia Range Rover di Enrico Cazzaniga. Più o meno. Riposa in pace, ora, accanto ai binari di un treno. Ma procediamo con ordine. Quando si conobbero correva l’anno 1999, ed entrambi il rodaggio lo avevano completato da un pezzo: lei con almeno 200.000 km sui pistoni, lui con pure qualcuno in più, se ne fecero altri 100.000 in tre anni. Poi, lei ne ebbe abbastanza e si fermò. E a Enrico venne l’idea. Prima la covò, poi la studiò e infine si mise all’opera, con la COMOBIT disponibile a fornirgli il supporto tecnico necessario: ci sono cose nate per correre e, visto che lei non ci sarebbe riuscita mai più, poteva pur sempre trasformarla in strada. Gli ci sono voluti mesi di cannello a 160°, perché far stare l’asfalto in verticale su una superficie del genere non è cosa semplice, ma alla fine l’ha spuntata. Non per niente siamo coscritti, quella del  ’66 è un’ottima annata per i testoni.
baraldi-cazzaniga.jpg Ora si trattava di trovarle un posticino in cui sistemarla. Un parcheggio, magari. Perché un parcheggio è un luogo raccolto, sicuro, il cui grembo bitumato è a disposizione di qualunque automobile senta il bisogno di riposo e protezione. Sino a quando è aperto, almeno. E finché c’è spazio.

Alla fine ha deciso di regalarla alla propria città. Sabato 23 maggio, a Cabiate, chi ha varcato la soglia del parcheggio di via Petrarca se l’è trovata là, impettita nell’aiuola d’angolo, i binari della Ferrovia Nord al suo fianco e le ruote anteriori spavaldamente rivolte verso il cielo. Inghiottita dalla strada su cui era abituata a correre, ora anche lei né è parte. E, come lei, è ora mutevole e mutante. Cambieranno le stagioni, e sempre la troveranno diversa. Si coprirà d’erba, di crepe. Di vita.
A salutare il suo debutto in società, una piccola folla. Il sindaco Maurizio Brenna, Silvia Pettinicchio della Wannabee Gallery, i Ginsberg’s Dream con le loro ballate dal sapore beat, e persino la Banda Musicale Santa Cecilia, per l’occasione in formazione ridotta e versione motorizzata… la Car Band: sei musicisti stipati su una Citroën C3 Pluriel, con tanto di trombe, tromboni e tamburino nel bagagliaio.
Quando l’opera è stata spogliata del manto di fustagno nero che la ricopriva avrebbe dovuto esserci anche Ida Rho, l’anziana poetessa cabiatese cui Enrico era particolarmente affezionato, ma non le è stato possibile. C’erano però i suoi versi, scritti appositamente per l’occasione e letti dall’assessore alla cultura Mina Ottolina. I suoi ultimi versi.

La va la Range Rover
sü la strada bütümàda
ann dopu ann sü i aar dal temp
a lee la s’è amalgamàda
part da lee l’è diventàda
prunta lì quasi a partì
par purtà in da l’infinì
l’arte püra
i belèzz di nostar dì.

Che, per chi non avesse dimestichezza con l’insubre, tradotti in italiano suonano più o meno così:

Va la Range Rover
sulla strada bitumata
anno dopo anno sulle ali del tempo
a lei si è amalgamata
parte di lei è diventata
pronta lì quasi a partire
per portare nell’infinito
l’arte pura
le bellezze dei nostri giorni.

Non so quanti avrebbero saputo cogliere ed esprimere il lavoro di Enrico con altrettanta grazia e semplicità. Davvero.

Tra i presenti va poi citato Massimo Baraldi 1, che ha presentato brevemente il suo “One for the Road – soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi” e speso qualche parola riguardo l’amicizia con Enrico. La strada raccontata in quel libro l’avrò anche scritta, ma se Enrico non me l’avesse l’avesse disegnata mica sarebbe stata uguale. E lo stesso dicasi per le serigrafie di Enzo Santambrogio. Tra l’altro, ai tempi del Marcellus von Designer, fu proprio Enzo a presentarci.
E questo è quanto.

Finito di smontare e rassettare, io ed Enrico ci siamo guardati intorno nel piazzale ormai vuoto. Non c’era proprio più nessuno… e così, tra i lampioni che cominciavano a risvegliarsi, ci siamo messi al volante e abbiamo guidato sino a un pergolato che ci attendeva alla fine della strada2. Sotto di noi, al riparo di una parete di sambuco in fiore, il Lambro gorgogliava inquieto. E noi, sbocconcellando orecchie d’elefante in letto di pomodorini e rucola, abbiamo brindato. Alla nostra, certo, ma anche alla salute degli amici che hanno optato per quelle da mercante.

  1. Ora, se sei un lettore astuto quanto sembri, avrai capito che Massimo Baraldi sono io
  2. Se sei un lettore malizioso potresti essere portato a pensare che questa sia una sorta di licenza poetica ma, davvero, oltre il nostro pergolato non c'era un bell'accidente di niente

dic 03 2008

Massimo Baraldi incluso negli ITALIANS di Beppe Severgnini!

ITALIANS, UNA GIORNATA NEL MONDOScegliere un’ora e raccontarla in 2.000 battute, questo è quanto veniva richiesto per partecipare alla festa di compleanno di ITALIANS, l’ormai celebre libro di Beppe Severgnini, organizzata dal Corriere della Sera in collaborazione con Rizzoli Libri.
Li ho presi in parola. Ho scelto le ore 21, inviato il mio “Hank Williams al chiar di luna in vallata elvetica con benzinaio”, superato con successo le selezioni e ora… eccomi incluso nell’e-book ITALIANS, UNA GIORNATA NEL MONDO!
On-line da oggi, puoi scaricarlo gratuitamente qui.


nov 15 2008

ONE FOR THE ROAD per sparagnini!

Sei sparagnino? Hai il braccino troppo corto per arrivare a comprarne una copia tutta per te? Sei lì che friggi al solo pensiero? Niente paura, c’è chi ti pensa e si preoccupa di farti dormire sonni tranquilli lo stesso. Zampettando da un sito all’altro ho scoperto qualcosa che fa al caso tuo: Librinprestito, una simpatica e lodevole iniziativa di Franca Berbenni che mette a disposizione la sua immensa biblioteca a chiunque sia interessato. Oh, ci pensa lei a fartelo recapitare a casa! Sia chiaro. Unica condizione, lasciare sul libro una traccia del tuo passaggio e rispedirglielo.
Bello! Spulciando i titoli ho trovato anche la prima edizione di “One for the road – soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi”… da allora il testo (e pure il resto) è cambiato parecchio, ma per quel prezzo puoi pure vedere di fartela andar bene, no?


ott 24 2008

Massimo Baraldi e ONE FOR THE ROAD secondo DAVIDE VALSECCHI

Davide Valsecchi è convinto che il territorio vada riscoperto, monitorato, valorizzato. Nello specifico si interessa di quanto accade ad Asso e zone limitrofe, nei pressi di quel di Como. Ma non solo. Personalmente sono dello stesso parere, ma qui divaghiamo.
Davide gestisce il sito CIMA-ASSO.it, nel quale raccoglie osservazioni, constatazioni e fatti che ritiene meritevoli di attenzione. Già che c’era, ha incluso pure me, il mio romanzo One for the road e i trastulli “giornalistici” con cui mi diletto. Grazie per le buone parole, Davide… prosit!


giu 20 2008

KEB’ MO’ al Festival “Dal Mississippi al Po”: la cronaca

Sabato 17 maggio chi si fosse trovato a gironzolare intorno al Teatro Politeama di Piacenza avrebbe certamente notato un certo fervore… e qualcosa di insolito: una serie di dobro faceva bella mostra di sé accanto all’entrata della sala principale, all’interno della quale 1350 comodissime poltrone erano pronte ad accogliere i fortunati che di lì a poco avrebbero assistito al concerto in solitaria di Keb’ Mo’, unica data europea. Il contesto è quello del festival “Dal Mississippi al Po” organizzato dalla Cooperativa Fedro e dall’Associazione Blues in Piacenza, che si sono fatte abbastanza coraggiose da decidere di includere nel programma un evento a pagamento di altissimo livello.

La sfida di questa quarta edizione sta nel tracciare un parallelo tra musica nera e letteratura noir, premessa che giustifica la presenza sul palco di un oratore d’eccezione: lo scrittore inglese John Harvey, anch’egli ospite della rassegna. Harvey sembra gradire il gioco, si cala nella parte e prende a spulciare tra i propri ricordi dell’“American Folk Blues Festival”, grazie al quale ebbe il privilegio di assistere all’esibizione di artisti come Muddy Waters e Sister Rosetta Tharpe. Fu lo spirito di quella gente a colpirlo più di ogni altra cosa e, se qualcuno necessitasse di rassicurazioni in merito, è pronto a garantire che nel cinquantasettenne chitarrista californiano dal quale sarà raggiunto ne alberga della stessa qualità.

Altissimo, dinoccolato, cappello in testa, Keb’ Mo’ ricambia il caloroso saluto del pubblico raccogliendo una delle tre chitarre sistemate sul palco e lasciando che siano “Ain’t No Secret” e “France” a parlare per lui: di non essere un gran chiacchierone lo aveva confessato poche ore prima in occasione della conferenza stampa tenutasi al Gran Caffé Ranuccio… affrettandosi ad aggiungere che, se così fosse stato, si sarebbe buttato in politica e non nella musica. L’atmosfera è intima, confidenziale. Due ore circa di concerto in bilico tra blues tradizionale e ballate che, spogliate e scarnificate dai raffinati arrangiamenti pop caratterizzanti le registrazioni in studio, acquisiscono un tono immediato in cui le note si trasformano in una sorta di ponte teso tra le corde della sua chitarra e quelle più intime degli ascoltatori. La dimensione del teatro valorizza, se mai ce ne fosse bisogno, la voce calda e avvolgente di Keb’. Diciassette i brani in scaletta, bis compresi, suddivisi in modo equilibrato tra i vari albums. Tra essi trova spazio una sola cover: “Kindhearted Woman Blues” di Robert Johnson. “The Suitcase” viene eseguita con dobro e armonica, incalzata subito da “You Can Love Yourself” e “Soon As I Get Paid”, brani che ben esprimono la sensibilità di Keb’ verso i problemi delle persone comuni e le tematiche sociali. L’approccio ai testi è articolato e in questo senso, per complessità e ricchezza, si distaccano sensibilmente da quelli cui la tradizione ci ha abituati. Dai versi traspaiono consapevolezza e impegno più che sregolatezza, e certo non è un caso che l’artista abbia aderito al programma “No Nukes” contro il nucleare o, insieme a Jackson Browne e Bonnie Raitt, sostenuto Kerry alle presidenziali del 2004 con il tour “Vote For Change”.

Tra i momenti più intensi citerei “The Action”, “The Hitch” e “Henry”, una toccante ballata per dobro e bottleneck dedicata a Henry Saint Clair Frederick, che introduce con queste parole: «Un bluesman del passato e del presente. Un uomo che non solo ha mostrato la via, ma l’ha anche pavimentata». Per chi non lo avesse capito, è di Taj Mahal che sta parlando.
Giunti infine al momento dei bis, Keb’ affida il proprio commiato a “Every Morning” e “Perpetual Blues Machine”. Fa per andarsene, ci ripensa, tentenna indeciso tra le chitarre e, imbracciatane una, intona un’ultima “Muddy Waters”. Poi se ne va per davvero, purtroppo.

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giu 18 2008

MONGOLIA: la guida di Federico Pistone in uscita per Polaris

Categoria:Cronache

pistone_mongolia_polaris.jpg Ci siamo quasi: tutto è stato scritto, corretto e impaginato, questione di pochi giorni e Polaris distribuirà la guida “MONGOLIA – l’ultimo paradiso dei nomadi guerrieri” alla quale ho contribuito con un’intervista al cantante mongolo Dangaa Khosbayar, in arte Hosoo, da me ritradotta per l’occasione

Autore del libro è Federico Pistone, giornalista del Corriere della Sera e responsabile del sito MONGOLIA.it, il punto di riferimento più autorevole per chiunque decida di avvicinarsi alla cultura di questo paese lontano. Il lavoro è frutto di anni di ricerche appassionate e lunghe permanenze in luoghi che sono divenuti la sua seconda casa… “La terra con cui hai diviso il freddo, mai più potrai smettere di amarla” , a scriverlo fu Majakovskij e… dopo un pò che stai a sentire Federico, ti vien da pensare che sia proprio così.


mag 26 2008

Massimo Baraldi & l’intervista di LUCA BATTAGLIA

Categoria:Cronache,Interviste

Yety meets Autum n°2Di solito sono io a fare domande in giro, ma ogni tanto capita pure che tocchi a me stare dall’altra parte del microfono. Quest’intervista, ad esempio, è stata fatta da Luca Battaglia per la sua fanzine Yety Meets Autumn. Dimenticavo: tra le facce in copertina c’è pure la mia, chiaro.


apr 28 2008

ONE FOR THE ROAD al Galetér, il giorno dopo

baraldi_garbin-galeter.jpg Una lunga, piacevolissima giornata quella trascorsa al Caffé letterario Galetér di Montichiari… che c’è di meglio di un pò di buon vino e tante chiacchiere in buona compagnia? Con me Andrea Garbin, amici vecchi e altri nuovi, chi spuntato per caso, chi ben sapendo che avrebbe trovato un posto accogliente nel quale passare un pò di tempo.
E tra noi Mariachiara, subito pronta a metterci a nostro agio con un sorriso, un buon brindisi, qualche tagliere… e sempre badando che tutto procedesse senza intoppi. Bé, che dire, grazie a tutti e… alla prossima!


apr 21 2008

ONE FOR THE ROAD: pubblicata la nuova edizione!

ONE FOR THE ROADCi siamo: la nuova edizione di “ONE FOR THE ROAD – soliloquio da bancone in 19 giri e un brindisi” è pronta, pubblicata da Lampi di Stampa! Sono molte le novità… tanto per cominciare, il testo è stato ampiamente rivisto e corretto da Massimo Baraldi che è anche l’autore e che sarei poi io. Le riproduzioni delle serigrafie di Enzo Santambrogio sono rimaste quelle, tutte e 12, che eran già perfette così.

La grafica della copertina se l’è studiata Paola Lipari, mettendocela tutta per valorizzare l’opera del pittore Enrico Cazzaniga “Togliere a one for the road II”… e secondo me ha fatto un ottimo lavoro. L’impaginazione, invece, è stata curata da Daniela Mena e Roberto Viesi. Che in questo tipo di cose sanno il fatto loro.

Un ringraziamento speciale va poi a Francesco Gajani, Michela Pizzi e Renzo Bertoldo per la collaborazione e la disponibilità.

Il libro, stampato su carta certificata FSC, puoi ordinarlo dal tuo libraio di fiducia… non devi fare altro che consegnagli il codice ISBN 978-88-488-0703-6 e lui saprà cosa fare.

Se invece sei pigro, sappi che puoi andartelo a prendere on-line su IBS. Clicca sul banner qui a lato e sei a posto.

Ah, il prezzo di vendita è 13 euro.